Il monastero di Santa Maria alla Croce di Tiglieto è la prima fondazione cistercense al di fuori della Francia e la prima in Italia.
L’ordine cistercense nasce con la fondazione di CÎteaux nel 1098 e si inserisce nel quadro di un’epoca che vede la nascita di nuovi ordini, la riforma di quelli preesistenti e lo sviluppo della vita comune del clero negli ordini dei Canonici regolari, tutte realtà che arricchiscono di una nuova tipologia le forme di vita religiosa. L’osservanza cistercense, rispetto al precedente movimento cluniacense, incarna un modo diverso di vivere il rinnovamento della vita monastica cristiana: si accentua l’allontanamento dal mondo, la povertà, il lavoro manuale e l’ascetismo austero, messi in pratica con la stretta osservanza della Regola di San Benedetto.
Prima dell’approvazione del movimento cistercense da parte di papa Callisto II nel 1119, il movimento attraversa momenti di particolare difficoltà; l’ingresso a CÎteaux di Bernardo (nel 1113), con altri trenta compagni, segna l’inizio di una nuova e feconda stagione per i monaci bianchi. Nel giro di pochi anni CÎteaux promuove quattro fondazioni: La Ferté (1113), Pontigny (1114), Clairvaux e Morimond (1115). Dalla Francia l’ordine cistercense si espande dapprima in Italia, con la fondazione di Tiglieto (1120), poi in Germania e quindi per tutta Europa. 

La carta di fondazione dell’abbazia di Tiglieto, indicante data e fondatore, non si è conservata. Il più antico documento a noi noto risale al 1127 e attesta che era già stata fondata e posta sotto la guida di un abate, mentre il primo documento in cui si indica l’abbazia come appartenente all’ordine cistercense risale al 1131. Tuttavia le fonti cistercensi indicano concordemente come data di fondazione il 18 ottobre 1120. 

A distanza di circa una sessantina di anni dalla fondazione, l’abbazia si trova a disporre di un complesso di beni terrieri che dal basso Piemonte giungono sino al Mar Ligure. Per tutelare la ricchezza spirituale e materiale della comunità monastica intervengono ben presto le due più grandi potenze dell’epoca: il papa e l’imperatore che a più riprese ribadiscono la legittimità delle proprietà del monastero e lo pongono sotto la loro protezione.

La comunità di Tiglieto, secondo la prassi cistercense, gestisce direttamente il proprio patrimonio: la tendenza è quella di conservare le colture precedenti, migliorandone la produttività e offrendo lavoro stagionale retribuito alla popolazione locale. Lungo tutto il percorso dell’Orba si costituiscono, nel corso del tempo, numerose grange, vere e proprie aziende rurali. In alcuni casi, grazie alle capacità tecniche in campo idraulico dei cistercensi, vengono bonificate aree paludose e successivamente messe a coltura. Un’ottima fonte di reddito è rappresentata dall’uso e gestione dei mulini. La potenza economica dell’abbazia di Tiglieto è accompagnata da una significativa vitalità spirituale. Generale è la stima e l’ammirazione di cui godono i monaci. Spesso li troviamo a collaborare con le istituzioni religiose e civili. Non a caso più volte i papi affidano loro mansioni di grande importanza e delicatezza.

I monaci si mostrarono sempre all’altezza dei compiti affidati: equilibrati, neutrali, aggiornati e attenti ai problemi locali. Per questi motivi lo stesso Comune di Genova chiederà più volte l’intervento di Tiglieto in questioni di somma importanza: nel 1208 l’abate di Tiglieto risulta fra i garanti della pace tra Genova e Pisa. La comunità religiosa di Tiglieto riesce a mantenere anche un atteggiamento di neutralità nelle lotte del XII e XIII secolo tra papato e impero. Questo significherà chiedere e ottenere dagli imperatori riconoscimento, protezione e immunità fiscale.

Nonostante gli autorevoli appoggi e la prosperità dell’abbazia, attestata per tutto il secolo XII e parte del XII, i monaci attraversarono anche momenti di crisi, per quanto limitati nel tempo. Sono documentate numerose cause fra il monastero e i Comuni dei dintorni: si tratta di liti simili a quelle di caseggiato relative a problemi di confine, di uso delle acque, dei pascoli e dei boschi. In tutte le contese fino alla metà del XIII secolo è il monastero di Tiglieto a uscirne vittorioso.

Certamente il prestigio religioso, politico ed economico che contraddistingue buona parte della storia dell’abbazia si basa su un’organizzazione interna salda ed efficiente. Il grado più elevato della gerarchia corrisponde a quello di abate, al quale fa capo la vita spirituale e temporale della comunità. Da lui dipendono l’amministrazione del monastero e i rapporti con l’esterno. Accanto all’abate, nel cartario tiglietese, compare spesso il priore che in assenza dell’abate interviene come sostituto. Di grande importanza risulta anche il cellerario cui è affidata l’amministrazione di tutti i beni temporali del monastero. Altra figura emblematica è quella del grangerio che si occupa della gestione economica delle grange e dipende dal cellerario. All’interno della comunità troviamo anche altri personaggi specifici, quali il cantore e subcantore, incaricati di curare e dirigere i canti durante le funzioni liturgiche e di svolgere la funzione di bibliotecari. A Tiglieto era presente una forte e significativa presenza dei fratelli conversi che lavoravano i campi, si occupavano della gestione delle grange e curavano i rapporti commerciali con i laici.

Con il sostegno dei marchesi di Saluzzo, nell’anno 1135 venne eretta la prima fondazione del Monastero di Tiglieto, che nella tradizione cistercense prese il nome di Santa Maria di Staffarda. La potenza acquisita dalla comunità tiglietese, nonché la sua organizzazione, spingono i marchesi di Saluzzo ad affidare alla Badia di Tiglieto il compito di costruire un nuovo monastero a Carmagnola. Nel 1151 nacque così la seconda filiazione di Tiglieto Santa Maria di Casanova di Carmagnola. 

I primi segnali di difficoltà da parte dei monaci di Tiglieto sono già ravvisabili a partire dalla seconda metà del XIII secolo, quando la comunità religiosa diminuisce lentamente di numero. La Chiesa stessa tende ad appoggiare nuovi ordini religiosi attivi all’interno delle città, come i Mendicanti, a danno dei cistercensi che operavano principalmente in ambito rurale. Con il passare degli anni i religiosi di Tiglieto non riescono più a gestire direttamente le loro proprietà; sono costretti a venderle o affittarle, causando in tal modo una consistente diminuzione delle entrate. Il loro prestigio diminuisce e parallelamente aumentano i soprusi da parte dei potenti vicini. La situazione diviene tragica a partire dalla metà del XIV secolo: si assiste a una serie di controversie, cessioni, locazioni e prestiti. Appare chiara la situazione di totale decadenza economica, morale e spirituale. Nel 1442 il papa Eugenio IV decide di convertire l’abbazia in commenda e affidarla al cardinale Giorgio Fieschi che ne diventa abate commendatario. Il regime della commenda non comporta necessariamente la fine dell’abbazia, tuttavia dai documenti Tiglieto risulta ben presto disabitata. Non è dato sapere cosa sia accaduto allo sparuto gruppo di monaci cistercensi.

La decisione di papa Eugenio IV non viene accettata passivamente dalla popolazione locale che adotta la tecnica dell’ostruzionismo ad oltranza nei confronti degli abati commendatari. Da questo momento i documenti citano un triste susseguirsi di abati commendatari e di loro procuratori, la cui gestione lascia molto a desiderare. Nel 1635 papa Innocenzo X annulla il titolo di commendatario a Muzio Pinelli per conferirlo al cardinale Lorenzo Raggi, reputato più adatto a sollevare le sorti di Badia. 

Il cardinale si impegna, al momento della nomina, di apportare migliorie immediate al complesso. Il 24 gennaio 1648, con breve apostolico, Lorenzo ottiene il permesso di cedere Badia in enfiteusi perpetua alla propria famiglia. Nel 1652 viene ufficialmente investito della carica di enfiteuta Giovan Battista Raggi, fratello del cardinale Lorenzo. Da questo momento fino ai giorni nostri la famiglia Raggi, poi divenuta Salvago Raggi, si interesserà con spirito imprenditoriale dell’intero complesso, migliorando la situazione non solo di Badia, ma anche del territorio circostante, con indubbi vantaggi per la popolazione di tutta la zona.