La Sala del Capitolo è il locale più importante del monastero, dopo la chiesa. In questo luogo i monaci si riunivano quotidianamente e si distribuivano su una seduta disposta lungo le pareti perimetrali della sala. L’abate sedeva al centro e istruiva i suoi monaci che si distribuivano ai suoi lati. Era il luogo dove si leggevano i capitoli della Regola, si eleggevano gli abati, si ammettevano i candidati al noviziato, si confessavano i peccati contro la Regola, si assegnavano le punizioni, si stabiliva la fondazione di una nuova abbazia e si dava l’estremo saluto ai defunti. 

Dalle trifore che si aprono sul lato del chiostro i fratelli conversi potevano ascoltare quanto veniva discusso e deciso alle riunioni, ma non avevano diritto di accesso alla sala e non potevano intervenire nelle decisioni. Da questa consuetudine è nato il modo di dire: “Non avere voce in capitolo”. 

La sala Capitolare di Tiglieto è un ambiente a nove campate uguali scandite da quattro colonne in pietra arenaria su cui poggiano pregevoli capitelli cubici con una semplice decorazione a foglie lisce; analoga decorazione viene ripresa nelle mensole di imposta delle volte e dai piedritti delle trifore. Ogni campata è voltata a crociera con relativa chiave in pietra grigia dell’Orba. Le vele delle crociere sono delimitate da costoloni torici con una decorazione a fasce bianche e rosse alternate. Raffinati effetti decorativi emergono tuttora dalla compresenza di materiali diversi: il cotto, la pietra di Serpentino dell’Orba e il marmo bianco. Gli elementi costruttivi originari sono estremamente curati: mattoni di ottima fattura, segnati da striature oblique e giunti di malta sottili. La decorazione della sala, realizzata da diversi artefici e presumibilmente databile all’ultimo ventennio del XII secolo, si concentra esclusivamente in capitelli, peducci, chiavi di volta e struttura delle trifore, ritmando lo spazio. Tra gli inserti decorativi prevalgono le figure geometriche variamente associate e gli intrecci di nastri; altrettanto diffuso è l’intreccio vegetale, in particolare quello floreale. Di notevole bellezza, per quanto pesantemente restaurata negli anni Settanta del Novecento, risultano le due trifore aperte sul chiostro.