Nell’architettura monastica il chiostro è uno spazio a corte che si trova chiuso tra la chiesa e l’organismo residenziale, fornito di gallerie aperte a giorno che corrono lungo il perimetro dell’impianto, di regola quadrato. I quattro lati del chiostro sono disposti ognuno secondo un punto cardinale e rappresentano le virtù del monaco. 

Il lato est, dal quale si guarda verso il tramonto, rappresenta “il disprezzo di sé”. Su questo lato si trovano gli ambienti che ricordavano al monaco di non chiudersi in sé e di non confidare solo sulle proprie forze. Il lato sud, dal quale si guarda alla notte, è il lato del “disprezzo del mondo”. Il lato ovest, dal quale si guarda l’alba e il sole che sorge, è il lato “dell’amore del prossimo” dove si operava la carità verso i pellegrini, i malati e i poveri. Il lato nord, dal quale si guarda a mezzogiorno, dove il sole è più alto e splendente, è il lato dove i monaci si attardavano nella preghiera fino all’ultimo raggio di luce: ricordava al monaco la virtù dell’amore di Dio. 

L’antico chiostro dell’abbazia di Tiglieto con le sue gallerie coperte è andato irrimediabilmente perduto. Attualmente si conserva solo uno spazio quadrangolare, delimitato da tre corpi di fabbrica e, dal lato esterno, della navata destra della chiesa. Tuttavia i muri di fondazione e i pochi resti, ancora in loco, dei corridoi nord e sud del chiostro sono prova inoppugnabile della sua esistenza. 

Dai dati in nostro possesso si suppone che la copertura del chiostro appartenga alla seconda fase edilizia (1150-1155). Probabilmente il chiostro di Badia era simile a quello della sua prima filiazione diretta, Staffarda – coperto da tetto ligneo a falda unica. Dai resti di alcuni capitelli erratici completi di basi binate e colonnine in marmo bianco e di alcuni elementi in pietra serpentino si è potuto ricostruire una piccola porzione degli archetti del peristilio e della relativa struttura lignea di copertura in corrispondenza dell’angolo nord-est del chiostro. Su questo lato, nel 1961, durante una campagna di lavori di restauro all’abbazia ad opera della Soprintendenza ai Monumenti della Liguria, veniva messo in luce un sarcofago, che venne attribuito al marchese Isnardo Malaspina. La tomba è precisamente datata 1332. 

Al centro dell’attuale spazio quadrato si trova una lastra ottagonale in pietra grigia dell’Olba. Probabilmente la lastra faceva parte dell’antico pozzo, posto al centro del quadrato in analogia alla sua casa madre “La Ferté”, che presentava la stessa conformazione.